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Il primo giorno dell'anno

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tanti_auguri_di_buon_anno
Racconto di Capodanno -

di Vittorio Bersezio -
Il primo giorno dell'anno -


Il bacio materno che ridesta il fanciullo al
mattino con la leggerezza di un'ala è il più bel dono di Dio: nulla vale di più al suo confronto, né il sereno del cielo, né l'azzurra superficie del mare, né la verde
pace
dei campi: questo ci insegna il delicato brano del Bersezio.
Soprattutto il sorriso della madre, quando ella il primo giorno dell' anno nella domestica quiete lo portava bambino a dare il buon augurio al babbo ridente e commosso, è rimasto impresso
nell'animo dello scrittore, come la cosa più soave della vita: una gioia si trasmetteva allora dagli occhi infantili a tutta la famiglia, una dolce intimità colmava l'attesa degli amici, del padrino, dei parenti. Quando il bambino divenne giovanotto, la bellezza di quei giorni festivi s'attenuò via via per poi trasformarsi in un sentimento di rimpianto come di bene perduto; perché col passare del tempo qualcuno venne a mancare nella famiglia: prima i nonni, poi il padre, la cui memoria tornava più dolorosa e insistente nelle ricorrenze festive.
Tale, conclude lo scrittore, è la breve vicenda umana, illuminata da poco riso e bagnata di abbondanti lagrime, che la concordia, l'amore e la pace domestica riescono a proteggere dal male e dalle tempeste dell' esistenza.








Oh, che non vi ricordate con tenerezza dolcissima quando ancora bambino vi destava in guesto dì il dolce bacio materno, e questa provvidenza terrena, concessa all'infanzia da Dio, che è la madre, vi pigliava fra le sue braccia per portarvi a dare il primo saluto, il primo augurio dell'anno nuovo al babbo, che sorrideva commosso?
Come tutto era bello, tutto gaio,
tutto sorridente in quel dì!
Qual trasporto di gioia alle strenne regalatevi,
alle più soavi carezze materne, alla festicciuola di famiglia! E ben vi rimembra - e lo sentivate anche allora - come la innocente e piena letizia vostra si ripercotesse  nell'animo dei genitori, e ne illuminasse di più soddisfacimento e di più tenerezza le sembianze. Dopo arrivavano gli amici di casa, i compari, il padrino, i congiunti, tutti in aria di festa, colla cordialità e la giovialità stampate in sulla faccia; franche, sincere e benevole strette a piena mano col padre, complimento alla buona colla madre ed il regaluccio per voi, il giocattolo, il dolce, il librettino colle belle dipinture a stampa.
Ma ad ogni anno, non scema
vano già, si mutavano bensì le espressioni dell'affetto. Ingrandivate.
A
secondo che si veniva facendo l'uomo in voi, l'amor famigliare cessava di rivolgersi alla fantasia infantile, per parlare al cuore del giovinotto.
Più
tardi venne tempo in cui, alla letizia di questo dì si mischiò un rimpianto, Iuna melanconica doglianza, la quale al ritrovo della famiglia giungeva a dare una mestizia e non isgradita - una serietà piena di dolcezza - senz'arrivare alla puntura del dolore.
Gli era che ad un solito posto, presso al
focolare, mancava un vecchio della casa - il nonno, lo zio - ahimé! un giorno poscia anche il padre.
E la memoria di questo diletto tornava più
presente in quel giorno, come se l'anima di lui venisse ad aleggiare fra i suoi cari; e guardando il suo seggiolone lasciato vuoto, là a quel posto, si
riandavano discorrendo i fatti, le parole, i contegni dell'assente, e gli occhi si inumidivano, mentre le labbra sorridano pure alle dolci, pietose memorie.
Così passano gli anni e così passiamo anche noi in questa vita di poco riso e di molte lagrime; in cui il più valido scudo alla sciagura, è la concordia, la - pace famigliare e l'amore.


 

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