Nel suo giardino Fillide
Era a diporto, allor
Che presso a siepe ombrifera
Vide sbocciato un fior.
Fra guancia e labbro un ilare
Sorriso a lei spuntò,
E a lui vicina, il latteo
Viso su lui piegò.
Mentr'ella odor soavissimo
Suggea dal fiorellin;
Egli lambiva il morbido
Suo labbro corallin.
Quanto diss'io t'invidio!
E su le guance allor
Mi corse fiamma vivida,
Di non so quale ardor.
Parti la Ninfa tenera,
Corsi alla siepe, e là
Stendea la man, che cupida
Quel fior rapi a di già.
E come no? l'ingenuo
Fragrante fiorellin
Toccato avea di Fillide
Il labbro corallin.
Ah! che il suo odor, io fervido
Dicea, fia grato a me,
Più che su l'alba l'umida
Rugiada ai fior non è.
Ma perché a lei quel lucido
Fiore dovrò rapir?
Ah! per lei resti e vivasi;
Fra me ripresi a dir:
Viva; del seno candido
Egli l'onor sarà,
Di lui il profumo al roseo
Sembiante salirà.
E salirà qual d'arabo
Incenso nube appar
Quando alla Dea più amabile
Ardon i sacri altar.
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