
Poesia di Franco Fortini -
La partenza -
Ti riconosco, antico morso, ritornerai
tante volte e poi l'ultima:
Ho raccolto il mio fascio di fogli,
preparata la cartella con gli appunti,
ricordato chi non sono, chi sono,
lo schema del lavoro che non farò.
Ho salutato mia moglie che ora respira
nel sonno sempre la vita passata,
il dolore che appena le ho assopito
con imperfetta, di sé pietosa, atterrita tenerezza.
Ho scritto alcune lettere ad amici
che non mi perdonano e che non perdono.
E ora sul punto di dormire,
un dolore terribile mi morde
come mille anni fa quando ero bambino
e lo chiamavo· Iddio, e Iddio è questo
ago del mondo in me.
Fra poco, quando dai cortili l'aria
fuma ancora di notte e sulla città
la brezza capovolge i platani, scenderò per la via
verso la stazione dove escono gli operai.
Contro il loro fiume triste, di petti vivo,
attraverso la mobile speranza che si ignora e resiste,
andrò verso il mio treno.
Da Una volta per sempre, 1963
I primi lavori di Franco Fortini (1917) (pseudonimo di Franco Lattes) risalgono al 1937 e
attraversano un amplissimo arco della nostra storia letteraria, passando per la collaborazione al
«Politecnico» di Vittorini fino ad arrivare a Paesaggio con serpente, che è del 1984.
Durante tutto questo lungo periodo di tempo, la posizione di Fortini si è caratterizzata per un
coerente atteggiamento prudenziale nei riguardi delle linee che, di volta in volta, sembravano
dominare il panorama letterario italiano. Ecco, quindi, la sua distanza dall'Ermetismo (con
cui naturalmente dpvette fare i conti per motivi «generazionali» e per i contatti che,
inevitabilmente, ebbe da giovane nell'ambiente fiorentino).
Ecco, quindi, la distanza nel dopoguerra dal Neorealismo (che considerava troppo ingenuo e privo di mediazioni).
Ed ecco, infine, la distanza che lo separa dagli esperimenti della Neoavanguardia.
In tutta la sua opera si possono avvertire gli influssi di molte altre esperienze poetiche e
letterarie (il surrealismo, Brecht e.la tradizione poetica italiana), ma a cementare queste diverse componenti c'è un pessimismo di fondo, un atteggiamento problematico, che nella raccolta da cui è tratto il brano presentato (Una volta per sempre, 1963) giunge sull'orlo della rinuncia.
La stessa immagine della partenza sembra evocare questa rinuncia. I progetti che aiutano una
vita ad andare avanti sembrano ormai vuoti e irraggiungibili,. le speranze politiche naufragano
a confronto con una realtà che sta distruggendo ogni mito. Non si riesce a progettare il domani, per cui il poeta può essere tentato di confessare la propria incapacità e di fuggire.
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