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17 Maggio
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Diario di Anna Frank - La natura non tollera surrogati

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annafrank
La natura non tollera surrogati
Diario di Anna Fr
ank



Da due anni Anna - una bambina ebrea non mette più il naso fuori di casa: vive chiusa con i suoi in poche stanze, perchè i tedeschi hanno invaso il suo paese e rastrellano e deportano in campi di
concentramento gli ebrei
per steminarli.
Siamo nel 1944 ad Amsterdam in Olanda. Dal Diario, al quale Anna da tempo confida tutti i suoi pensieri, è stata stralciata questa pagina a dimostrare quanto conforto si possa trovare, proprio nei momenti più dolorosi, nella contemplazione delle bellezze naturali.
Giovedì, 15 giugno 1944
Cara Kittil,
è perché da tanto tempo non metto più il naso fuori di casa che vado pazza per le bellezze
naturali? So benissimo che una volta l'azzurro del cielo, il cinquettio degli uccelli, il chiaro di luna e glI alberi in fiore non attiravano la mia attenzione. Qui le cose sono cambiate.
La sera di Pentecoste, per esempio, sebbene facesse tanto caldo, mi sono sforzata di tenere gli occhi aperti fino alle undici e mezza, per potere tranquillamente contemplare da sola la luna attraverso la finestra aperta. Purtroppo questo sacrificio non servì a nulia, perché la luna spandeva troppa luce e io non potevo rischiare di tenere la finestra aperta.
Un'al
tra sera, parecchi mesI addietro, mi trovavo per caso di sopra mentre la finestra era aperta. Non ritornai sotto se non quando la finestra dovette essere chiusa. La buia sera piovosa, la tempesta, le nubi che si rincorrevano per il cielo mi affascinavano; era la prima volta dopo un anno e mezzo che mi trovavo a faccia a faccia colla notte. Dopo quella sera il mio desiderio di rivedere quello spettacolo fu più grande che)apaura dei ladri, dei topi e delle incursioni.
Me ne andavo tutta sola al
piano di sotto per guardare fuori della finestra dell'ufficio privato o della cucina. Molti trovano bella la natura, molti dormono qualche volta all'aria aperta, molti, nelle prigioni- o negli ospedali, sospirano il giorno in cui, liberi, potranno nuovamente godere la natura,
ma pochi sono, come noi, chiusi colla loro nostalgia e isolati da ciò che è patrimonio sia
del povero che del ricco.
Non è una mia fantasia che la vista del cielo, delle nubi, della luna e delle stelle mi renda tranquilla e paziente. È una medicina migliore della valeriana o del bromuro. La natura mi rende umile e pronta ad affrontare valorosamente ogni avversità.
Purtroppo è andata cosi: io non posso guardare la natura - ed eccezionalmente - che attraverso finestre polverose e coperte da sporche tendine. E guardarla cosi non è più un piacere, perché la natura è davvero l'unica cosa che non tollera surrogati.
La tua Anna

Diario di Anna Frank - La natura non tollera surrogati
 

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